The Connor Brothers: Beautiful Fictions
Share
Nel lavoro dei The Connor Brothers la finzione è una forma di indagine sul presente. Le loro opere utilizzano immagini familiari, frasi taglienti e un’estetica volutamente riconoscibile per interrogare il modo in cui costruiamo storie, desideri, paure e identità.
Dietro il nome The Connor Brothers si trovano gli artisti britannici Mike Snelle e James Golding. Il progetto nasce inizialmente sotto pseudonimo, come identità fittizia e spazio di libertà creativa, in un momento personale complesso e lontano da qualsiasi strategia di mercato. Prima di affermarsi come artisti, Snelle e Golding avevano lavorato nel mondo dell’arte come dealer; conoscevano quindi dall’interno i meccanismi del sistema, le sue retoriche, le sue fragilità e il suo rapporto spesso ambiguo con il valore, l’immagine e la narrazione.
L’inizio del progetto ha qualcosa di profondamente coerente con la loro poetica. Come hanno raccontato in un’intervista, The Connor Brothers nacque quasi per caso, come una sorta di scherzo privato tra amici, realizzato in un periodo difficile e senza l’intenzione iniziale di essere mostrato pubblicamente.
“It was really just a private joke between us, and not intended to ever be shown in the outside world.”
The Connor Brothers
Courtesy: The Connor Brothers
Questa origine intima, ironica e quasi clandestina ha contribuito a definire la natura del loro lavoro. Per anni, infatti, The Connor Brothers vennero presentati come due fratelli cresciuti all’interno di una setta cristiana californiana chiamata “The Family”, una biografia completamente inventata che entrava a far parte dell’opera stessa. Quando, nel 2014, gli artisti rivelarono la propria identità, quel gesto non indebolì il progetto, ma ne rese ancora più evidente la struttura concettuale: tutta la loro ricerca ruota attorno al rapporto tra verità, finzione e credibilità.
Il loro linguaggio si fonda su un uso estremamente riconoscibile dell’immagine e del testo. I riferimenti visivi richiamano le copertine dei romanzi pulp, l’estetica editoriale del Novecento, le figure femminili da immaginario cinematografico e letterario, le illustrazioni vintage e i codici della cultura popolare. A queste immagini, apparentemente familiari, gli artisti associano frasi brevi, spesso paradossali, capaci di spostare il significato dell’opera in una direzione inattesa.
The Connor Brothers
Courtesy: The Connor Brothers
In questo incontro tra immagine e parola risiede gran parte della forza dei The Connor Brothers. Le loro opere sembrano provenire da un tempo passato, ma parlano con precisione del presente: ansia, desiderio, fragilità, amore, dipendenza, solitudine, bisogno di riconoscimento. Il testo non accompagna semplicemente l’immagine, ma la contraddice, la complica, la rende più instabile. È proprio in questa tensione che nasce il senso.
Una delle frasi più rappresentative del loro immaginario è:
“I’d rather have a beautiful fiction than an unremarkable truth.”
In questa dichiarazione si concentra molto del loro lavoro. La finzione non viene trattata come evasione, ma come strumento attraverso cui rendere visibile qualcosa che nella realtà spesso resta confuso, rimosso o difficilmente comunicabile. La “beautiful fiction” dei The Connor Brothers è una costruzione consapevole, ironica e malinconica, capace di dire qualcosa di autentico proprio attraverso l’artificio.
L’ironia è uno degli elementi centrali della loro pratica, ma non assume mai la forma del semplice cinismo. Nei The Connor Brothers l’umorismo nasce spesso come forma di sopravvivenza, come modo per affrontare temi difficili senza renderli retorici. La loro storia personale, segnata da esperienze legate alla dipendenza, alla depressione, all’ansia e alla salute mentale, ha contribuito a costruire un linguaggio capace di parlare della fragilità con una combinazione rara di lucidità, leggerezza e precisione.
The Connor Brothers
Come Sit Next To Me, 2022
Libro vintage in legno dipinto a mano e serigrafia
Unico di 10 esemplari al mondo
Gli artisti stessi hanno raccontato come l’arte sia nata anche da un dialogo aperto intorno a queste esperienze. In una conversazione dedicata alla salute mentale, James Golding ha spiegato:
“Making art with Mike was born out of having an open and ongoing dialogue about our mental health and addiction issues.”
Questa dimensione biografica non va letta in modo sentimentale, ma come una delle chiavi per comprendere la loro opera. I The Connor Brothers trasformano esperienze personali, tensioni sociali e immaginari collettivi in frasi e immagini che funzionano come brevi cortocircuiti culturali. Sono opere immediate, ma non semplificate; accessibili, ma mai innocue.
Il rapporto tra vulnerabilità e linguaggio visivo attraversa molte delle loro serie. Le immagini costruite a partire da copertine vintage, figure femminili, animali, dinosauri, slogan e riferimenti pop non mirano alla nostalgia in senso decorativo. Piuttosto, utilizzano il passato come archivio visivo per parlare del presente. L’estetica rétro diventa una superficie familiare attraverso cui affrontare sentimenti molto contemporanei: l’insicurezza, l’identità, l’isolamento, la difficoltà di essere adulti in un mondo attraversato da continue forme di pressione.
Anche l’impegno sociale occupa un ruolo importante nel loro percorso. Nel corso degli anni The Connor Brothers hanno collaborato con diverse organizzazioni benefiche, sostenendo cause legate alla salute mentale, alla prevenzione del suicidio, all’assistenza sanitaria e al supporto ai giovani malati di cancro. Hanno lavorato, tra gli altri, con CALM, NHS Covid-19 Appeal, The Big Issue e Teenage Cancer Trust.
Parlando del rapporto con queste iniziative, gli artisti hanno sottolineato come il coinvolgimento in progetti sociali rappresenti anche un modo per riequilibrare alcune dinamiche autoreferenziali del sistema dell’arte:
“Being able to work with people who are really engaged in social causes helps balance that feeling out.”
Questo aspetto contribuisce a spiegare perché il loro lavoro abbia trovato una risonanza così ampia. The Connor Brothers non costruiscono opere chiuse nel linguaggio dell’arte per l’arte, ma immagini capaci di circolare in contesti differenti, dal collezionismo alle aste, dalle collaborazioni benefiche agli spazi espositivi, mantenendo una forte riconoscibilità.
La loro pratica si colloca in un territorio in cui arte concettuale, cultura popolare, appropriazione, grafica editoriale e critica sociale convivono senza appesantirsi. Il risultato è un corpus di opere che parla al collezionista contemporaneo proprio perché riesce a tenere insieme immediatezza e stratificazione. La frase cattura lo sguardo, l’immagine seduce, ma il significato resta aperto, spesso più ambiguo di quanto appaia a prima vista.
The Connor Brothers
Every Saint, 2025
Libro vintage dipinto a mano e serigrafia
Unico di 20 esemplari al mondo
Questa ambiguità è uno dei punti più interessanti della loro ricerca. Le opere dei The Connor Brothers sembrano spesso formulare certezze, ma in realtà aprono domande. Le frasi hanno la forma dello slogan, ma ne incrinano la sicurezza. Le immagini sembrano appartenere a un immaginario condiviso, ma vengono ricollocate in un contesto nuovo, dove il significato diventa meno stabile.
In questo spazio, tra ciò che è vero, ciò che è inventato e ciò che scegliamo di credere, si colloca la forza della loro arte. Perché talvolta una finzione costruita con intelligenza può rivelare più di una verità detta senza immaginazione.